Chapter 1 of 1

Capitolo 1: La Gigantessa dai Capelli Rosa

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Sabbia bollente sotto i talloni, aria pesante che puzzava di sale e disperazione selvaggia. Stomaco vuoto, tasche ancora più vuote, prospettive di vita ridotte al lumicino. Sedici anni di gloriosa esistenza su questo scoglio dimenticato da Dio, e il mio pasto migliore delle ultime tre settimane era un crostaceo bruciacchiato grande quanto il mio pollice. "Dai, Xaidara," sussurrai alla mia stessa ombra, stiracchiando le braccia magre e piene di graffi. "Poteva andarti peggio, dopotutto," continuai, offrendo un mezzo sorriso al vuoto. "Potresti essere tu quel granchio, invece di colui che lo ha malamente cucinato." Risate non ne avevo rimaste, quindi mi limitai a fare una smorfia sfacciata al sole cocente che mi bruciava la pelle. Compagno mio prediletto in questi mesi di solitudine era un guscio di cocco vuoto che avevo battezzato affettuosamente Signor Cocco. Parlavo spesso con lui, soprattutto quando la fame mi faceva vedere draghi marini colorati volare sopra le palme. Signor Cocco era un ottimo ascoltatore, principalmente perché non poteva interrompermi né criticare le mie pessime battute. Miei genitori biologici avevano saggiamente deciso di abbandonarmi qui quando ero solo un neonato urlante. Forse avevano intuito che sarei diventato un peso insostenibile per le loro tasche, o forse semplicemente non sopportavano la mia parlantina. Generosi, davvero. Lasciarmi un intero atollo sabbioso tutto per me, popolato solo da gabbiani arroganti e noci di cocco troppo dure da spaccare senza un martello adeguato. Camminai lungo la riva dorata, lasciando che le onde tiepide mi accarezzassero le caviglie sbucciate. Indossavo solo un paio di pantaloni logori, tagliati rozzamente sopra le ginocchia, e una camicia che ormai era composta più da buchi che da stoffa originale. Riflettevo su come sbarcare il lunario, magari convincendo un pesce a saltare direttamente nella mia bocca. Rompeva quel silenzio eterno solo il verso stridulo di un gabbiano che volava in cerchio sopra la mia testa, quasi pregustando il mio imminente collasso. Lanciai un sasso piatto nella sua direzione, mancando il bersaglio di tre metri abbondanti e rischiando di perdere l'equilibrio. "Domani ti prendo, pennuto malefico," promisi solennemente, stringendo i pugni ossuti. All'improvviso, l'aria stessa cominciò a vibrare. Un rombo sordo, profondo come il ruggito di un mostro marino primordiale, scosse la sabbia sotto i miei piedi nudi. Spalancai gli occhi, riparandoli con la mano destra per contrastare il riverbero accecante del sole. Sbucò dalla nebbia mattutina una sagoma colossale, così imponente da oscurare l'orizzonte. Non era la solita barchetta di pescatori smarriti. Galeone gigantesco, nero come la pece, con tre alberi maestosi che svettavano verso le nuvole e vele cremisi strappate che sembravano ali di un demone. Scricchiolava il legno scuro della prua, dominata da una polena a forma di teschio ghignante con due asce d'oro incrociate sotto la mascella. Beh, mormorai, indietreggiando lentamente di un passo verso la vegetazione. "Questo decisamente non è il mercante di spezie che aspettavo." Gettarono l'ancora con un fragore metallico spaventoso che mi fece fischiare le orecchie per diversi secondi. Acqua cristallina della baia si sollevò in onde violente, bagnandomi completamente i pantaloni già logori. Crollò una passerella di legno massiccio dal fianco della nave, schiantandosi sulla sabbia bagnata con la forza d'urto di un meteorite. Passi pesanti, ritmici e metallici iniziarono a rimbombare lungo il legno. Trattenni il respiro, scivolando rapidamente dietro il tronco di una palma ricurva nel disperato tentativo di mimetizzarmi. Apparve una figura che ridefiniva completamente il concetto stesso di imponenza fisica. Camminava a testa alta, fiera, con le braccia incrociate sul petto massiccio e un'espressione di puro disprezzo per il mondo intero. Era una donna. Amazzone colossale, alta almeno un metro e novantanove di pura energia distruttiva e muscoli d'acciaio. Capelli di un rosa shocking, selvaggi e arruffati come una criniera leonina, le ricadevano sulle spalle larghe muovendosi a ogni suo passo deciso. Indossava una giacca cremisi aperta sul davanti, che rivelava addominali scolpiti degni di una statua greca e una serie di vistose cicatrici di battaglia. "MUOVETE QUELLE CHIAPPETTE FLACCIDE, CANI ROGNOSI!" tuonò la sua voce, un boato così potente da far cadere due noci di cocco mature dalla palma proprio sopra la mia testa. Marinai dietro di lei, uomini muscolosi e coperti di tatuaggi intimidatori, tremavano visibilmente, affrettandosi a scaricare casse e barili dal ponte. "Voglio questa spiaggia setacciata palmo a palmo entro mezzogiorno!" continuò la gigantessa, assestando un calcio fulmineo nel sedere a un pirata che si era mosso troppo lentamente. Gigante calvo con un tatuaggio di un'ancora sulla guancia sinistra volò letteralmente per cinque metri, atterrando con la faccia affondata nella sabbia bagnata. Valeska lo squadrò con disgusto, stringendo i pugni massicci. "Nessuno ha il permesso di rallentare sulla mia nave!" urlò, mentre il malcapitato si rialzava a fatica. Scaraventò il marinaio verso una cassa di legno vicina con un semplice strattone, dimostrando una forza disumana. Lavorate, rammolliti, o vi userò come polpette per i pescecani prima di sera! Povero diavolo annuì terrorizzato, ricominciando a correre. Sì, Capitana Valeska!" urlò la ciurma all'unisono, muovendosi ora a velocità triplicata per evitare lo stesso trattamento. Valeska scoppiò a ridere, un suono fragoroso, selvaggio, che sembrava poter spaccare le pietre circostanti. Ottimo! Chi non sputa sangue oggi non berrà rum stasera! Sotto la mia palma, cercai di rimpicciolirmi il più possibile, imprecando mentalmente contro la mia sfortuna. Sfortuna che, puntualmente, decise di fare il suo ingresso trionfale. Rumore secco di un rametto che si spezzava sotto il mio piede destro risuonò come un colpo di cannone nel silenzio della spiaggia. Silenzio assoluto calò all'istante su tutta la baia. Occhi dorati e predatori di Valeska si girarono con precisione millimetrica nella mia direzione. "Chi va là?" ringhiò la capitana, stringendo i pugni fasciati da bende di cuoio scuro. "Mostrati subito, scarafaggio, prima che decida di abbattere questa palma usando la tua testa come ariete!" Considerando la stazza impressionante della donna, non dubitai minimamente della sua capacità di farlo davvero. Uscii lentamente allo scoperto, sollevando le mani in segno di pace e stampandomi in faccia il mio miglior sorriso sfacciato. "Ehi, ehi, calma con la violenza botanica!" dissi, mantenendo un tono leggero e ironico nonostante il cuore mi battesse in gola. "Quella palma è la mia unica coinquilina. Non paga l'affitto da mesi, d'accordo, ma le voglio comunque un gran bene." Valeska mi squadrò dall'alto dei suoi centonovantanove centimetri, inclinando leggermente la testa di lato. Ombra colossale della donna mi avvolse completamente, privandomi del calore del sole e facendomi sentire minuscolo. "Tu chi diavolo sei, scricciolo denutrito?" chiese, chinando il busto muscoloso in avanti per scrutarmi da vicino. Respiro suo caldo sapeva di rum forte, tabacco e carne arrostita. Xaidara, ai vostri servizi, signora," risposi, accennando un inchino teatrale degno di un cortigiano. "Sono il re indiscusso di questa magnifica e desolata isola sabbiosa. "Se avete intenzione di saccheggiare il mio regno, vi avviso che ho appena consumato l'intero tesoro reale sotto forma di un granchio bruciacchiato." Pirati alle sue spalle trattennero il fiato collettivamente. Nessuno sano di mente avrebbe mai osato parlare con tanta insolenza alla loro temibile leader. Rimanendo immobile per quelli che sembrarono secoli, Valeska continuò a fissarmi con gli occhi spalancati. Poi, i suoi lineamenti duri si distesero in un'espressione di pura incredulità. Bocca della capitana si aprì in un sorriso enorme, mostrando fieri canini leggermente appuntiti. Cominciò a ridere, un suono sguaiato e roboante che fece sussultare l'intera ciurma. Risata sua era contagiosa, ma anche incredibilmente spaventosa per la pura forza fisica che sprigionava. "Ahahahah! Un re, dice! E ha anche una lingua che taglia più di una spada arrugginita!" urlò lei, dandomi una pacca sulla spalla così violenta da farmi quasi sprofondare nella sabbia fino alle ginocchia. "Sopravvivere qui da solo con questa sfacciataggine... mi piaci, ragazzino! Hai fegato da vendere!" Grazie, di solito le persone me lo dicono subito prima di prendermi a calci," replicai, massaggiandomi l'omero dolorante. "Ma apprezzo davvero il complimento corporeo. Siete muscolosa, sapete? Fate sollevamento pesi o lanciate solo marinai per divertimento?" Membri della ciurma sbiancarono all'istante, e un vecchio pirata con una benda sull'occhio cominciò a mormorare una preghiera d'addio. Afferrandomi improvvisamente per la nuca con la sua mano gigantesca, mi trascinò contro il suo fianco d'acciaio come se fossi un leggero sacco di piume. Hai lo spirito giusto, Xaidara! E a me serve disperatamente gente con le palle quadrate sulla mia nave!" gridò, sollevandomi di peso senza sforzo alcuno. "Aspettate un secondo, cosa?" chiesi, agitando le gambe nel vuoto nel tentativo di liberarmi. "Io in realtà avrei un'agenda fittissima di impegni importanti oggi... tipo fissare il mare e morire di fame con dignità." "Ora fai ufficialmente parte della gloriosa ciurma dei pirati Crimson!" proclamò lei, ignorando del tout le mie deboli obiezioni. "Cerca solo di non farti sventrare durante il nostro prossimo arrembaggio, sarebbe un vero peccato sprecare un intrattenimento simile!" --- Trascinato a bordo come un prezioso trofeo di caccia, mi ritrovai sul ponte di legno massiccio del colossale galeone. Odore forte di salmastro, polvere da sparo bagnata e rum scadente mi assalì le narici, quasi stordendomi. Galeone Crimson era un capolavoro di ingegneria navale distruttiva, imponente e minaccioso in ogni dettaglio. Ogni asse di legno scuro sembrava raccontare storie di arrembaggi sanguinosi e tempeste superate con la pura forza della disperazione. Cannoni in bronzo massiccio facevano capolino dalle feritoie aperte, pronti a sputare fiamme e distruzione su chiunque osasse sbarrare la strada. Salendo sulla passerella instabile, sentii le ginocchia tremare leggermente, ma feci del mio meglio per mantenere un'andatura disinvolta. "Bella nave," commentai a voce alta, sperando che nessuno notasse il mio vago nervosismo. Forse un po' troppo scura per i miei gusti solari, ma apprezzo moltissimo il tocco drammatico delle vele lacerate. Valeska mi assestò un'altra micidiale pacca sulla schiena, facendomi quasi sputare i polmoni sul ponte di coperta. "Ti piacerà ancora di più quando vedrai come riduciamo in pezzi i vascelli della Marina Militare, scricciolo!" urlò lei, ridendo fragorosamente. Tavolo di legno massiccio nella cabina della capitana era ingombro di carte nautiche, compassi d'ottone e coltelli da lancio. Indicò con il dito nodoso un punto preciso sulla mappa, contrassegnato da una serie di rune rosse dall'aspetto sinistro. "Questo è l'Arcipelago dei Sospiri," spiegò la capitana, il tono carico di un'eccitazione febbrile e contagiosa. "Leggenda narra che chiunque riesca a riunire i frammenti del leggendario Cuore dell'Abisso otterrà un potere immenso, capace di piegare persino i mostri degli abissi marini." "Interessante, davvero molto suggestivo," commentai, fingendomi esperto mentre esaminavo i dettagli della pergamena. "Ma continuo a non capire perché abbiate bisogno di un sedicenne denutrito la cui unica abilità speciale è non morire avvelenato mangiando bacche sconosciute." Chinendosi su di me, Valeska fece brillare i suoi occhi dorati di una luce selvaggia, quasi bellicosa. "Ho visto come ti muovi. Sei agile, non hai paura di guardare la morte in faccia e possiedi l'istinto affilato di chi sa sopravvivere nel fango," spiegò, incrociando nuovamente le braccia sul petto. "E poi, a essere onesta, mi ricordi moltissimo me stessa quando avevo la tua età. Solo decisamente più brutto e con meno muscoli." Paragone davvero poetico, sento le lacrime che spingono per uscire," risposi, asciugandomi un occhio con fare drammatico. "Silenzio, moccioso!" tuonò lei, colpendomi affettuosamente la testa con nocche dure come rocce di montagna. "La mappa indica chiaramente che la prima chiave per trovare il Cuore dell'Abisso è nascosta nei sotterranei dell'Isola dei Teschi. Ma c'è un piccolo intoppo." "Oltre al fatto ovvio che si chiama Isola dei Teschi, il che promette già benissimo?" domandai con finta innocenza. "Esatto, confermò la capitana, digrignando i canini. "Quel pezzo di terra è attualmente presidiato dalla Marina Militare. Quei damerini boriosi in uniforme blu non ci permetteranno mai di attraccare senza scatenare un inferno." "E voi volete che io faccia da esca distrattiva mentre voi saccheggiate tutto?" chiesi, intuendo immediatamente il suo piano tattico. "Sei sveglio, sapevo che non mi sarei pentita di averti preso!" esclamò Valeska, ridendo di gusto. Improvvisamente, un grido d'allarme squarciò l'aria tesa del mattino, provenendo direttamente dalla coffa della nave. "VELE ALL'ORIZZONTE! BANDIERA BLU DELLA MARINA! CANCELLI DI FERRO IN AVVICINAMENTO!" urlò la vedetta con una voce strozzata dal terrore. Caos totale si scatenò all'istante sul ponte del galeone. Uomini urlavano ordini contrastanti, sguainando sciabole affilate, correndo ai cannoni e caricando i fucili a pietra focaia. Valeska non mostrò il minimo segno di timore; al contrario, il suo volto si contrasse in una smorfia di pura, folle eccitazione bellica. "Finalmente un po' di vero intrattenimento!" gridò la capitana, sguainando con un solo movimento fluido un'enorme spada a due mani che sembrava pesare quanto me. Afferrandomi di colpo per il colletto logoro della camicia, mi sollevò fino a portare il mio viso a pochi centimetri dal suo sguardo fiammeggiante. "Benvenuto a bordo della Crimson, Xaidara," sussurrò con un tono di voce che prometteva una gloriosa carneficina. "Vediamo subito se possiedi davvero lo stomaco per navigare in questo mare di sangue!" Ruggito spaventoso di un colpo di cannone squarciò l'aria circostante, facendo sussultare violentemente l'intera struttura di legno del galeone. Battaglia navale era iniziata prima ancora che potessi individuare dove diavolo fosse nascosta una scialuppa di salvataggio funzionante.

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